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domenica 11 marzo 2012

III Domenica di Quaresima

Una visita sul sito del Tempio nella Gerusalemme attuale dà un’idea della sacralità del luogo agli occhi del popolo ebreo. Ciò doveva essere ancora più sensibile quando il tempio era ancora intatto e vi si recavano, per le grandi feste, gli Ebrei della Palestina e del mondo intero.
L’uso delle offerte al tempio dava la garanzia che la gente acquistasse solo quanto era permesso dalla legge. L’incidente riferito nel Vangelo di oggi dà l’impressione che all’interno del tempio stesso si potevano acquistare le offerte e anche altre cose.
Come il salmista, Cristo è divorato dallo “zelo per la casa di Dio” (Sal 068,10). Quando gli Ebrei chiedono a Gesù in nome di quale autorità abbia agito, egli fa allusione alla risurrezione. All’epoca ciò dovette sembrare quasi blasfemo. Si trova in seguito questo commento: “Molti credettero nel suo nome. Gesù però non si confidava con loro, perché conosceva tutti”. Noi dobbiamo sempre provare il bisogno di fare penitenza, di conoscerci come Dio ci conosce.
Il messaggio che la Chiesa ha predicato fin dall’inizio è quello di Gesù Cristo crocifisso e risorto. Tutte le funzioni della Quaresima tendono alla celebrazione del mistero pasquale. Che visione straordinaria dell’umanità vi si trova! Dio ha mandato suo Figlio perché il mondo fosse riconciliato con lui, per farci rinascere ad una nuova vita in lui. Eppure, a volte, noi accogliamo tutto ciò con eccessiva disinvoltura. Proprio come per i mercati del tempio, a volte la religione ha per noi un valore che ha poco a vedere con la gloria di Dio o la santità alla quale siamo chiamati.





Omelia (don Roberto Rossi)


Gesù, tempio di Dio

Il nostro cammino quaresimale procede. Dopo essere stati con Gesù nel deserto, scoprendo che anche lui si è confrontato con le tentazioni che ci minacciano e con il potere del male che ci porta lontano da Dio; dopo essere stati con Lui sul monte della trasfigurazione, sentendo la voce della nube che lo confermava come il Figlio amato e ci ordinava di ascoltarlo mentre indica il cammino dell'offerta di sé per giungere alla vita piena, oggi il Vangelo di Giovanni ci fa incontrare Gesù nel tempio di Gerusalemme, mentre compie uno dei gesti più sconcertanti della sua vita. Ed è significativo che tutte e quattro i vangeli riportino questo episodio; questo nei vangeli avviene soltanto per gli ultimi giorni della vita di Gesù.
Quale aspetto del mistero di Gesù ci aiuta a penetrare e meditare questa pagina di Vangelo? Una prima spontanea reazione è quella di pensare all'umanità di Gesù, che - come ciascuno di noi - perde la pazienza e si arrabbia quando si confronta con qualcosa che non corrisponde con il suo modo di vedere e con le sue aspettative.
Pur senza negare questo aspetto dell'umanità di Gesù, dobbiamo fare come i discepoli, che dopo la resurrezione si sono ricordati del gesto di quel giorno nel tempio e lo hanno compreso alla luce dei salmi: "lo zelo per la tua casa mi divorerà" (Salmo 69, 10). Anche noi, dobbiamo vedere in questo gesto una luce che illumina tutto il mistero, la vita di Gesù. La sua vita fu realmente "divorata" dallo zelo per il Padre; Egli è vissuto profondamente obbediente al Padre, fino al punto di dare tutto se stesso per realizzare il suo progetto. Nel dialogo tra Gesù e i giudei che gli chiedono conto del gesto che ha compiuto, Gesù risponde identificando il tempio con il suo corpo: distruggetelo e io lo ricostruirò in tre giorni. È normale che i giudei non l'abbiano capito, ma per noi cristiani che ascoltiamo queste parole dopo la Risurrezione, il messaggio è forte e chiaro. Ciò che prima si faceva attraverso il tempio, attraverso i riti sacrificali (per i quali era necessario tutto il sistema di vendita di animali e di cambio dei soldi), cioè la ricerca della comunione con Dio e la richiesta di perdono dei peccati, ora lo si fa attraverso il corpo di Gesù, che nella morte è stato distrutto e nella risurrezione è stato glorificato. Ora sappiamo che la salvezza è in Gesù.
Ciò significa che i sacrifici e i riti sono stati semplificati (l'unico rito dei cristiani è la messa, il sacrificio di Gesù) e sono stati resi accessibili a tutti in ogni momento. Infatti anche noi possiamo lasciarci "divorare dallo zelo" per la casa del Signore, cioè possiamo vivere orientati dalla volontà del Signore, prendendo Lui come centro di ogni nostra scelta, azione, progetto.
La legge di Dio, che la prima lettura ricorda raccontandoci le dieci parole dei comandamenti, ha questo significato e questa finalità: orientare i passi dell'uomo nella volontà di Dio. Gesù non ha abolito i comandamenti, ma ne ha mostrato il senso e ci ha fatto vedere che non si tratta di semplici precetti da osservare scrupolosamente per il timore di incorrere in punizioni, ma di fari accesi da Dio per il suo popolo, che cammina nell'oscurità e desidera percorrere il cammino giusto, per la realizzazione della propria vita, fino alla salvezza nell'eternità.

domenica 4 marzo 2012

II Domenica di Quaresima 04-03-2012

La trasfigurazione occupava un posto importante nella vita e nell’insegnamento della Chiesa primitiva. Ne sono testimonianze le narrazioni dettagliate dei Vangeli e il riferimento presente nella seconda lettera di Pietro (2Pt 1,16-18).
Per i tre apostoli il velo era caduto: essi stessi avevano visto ed udito. Proprio questi tre apostoli sarebbero stati, più tardi, al Getsemani, testimoni della sofferenza di nostro Signore.
L’Incarnazione è al centro della dottrina cristiana. Possono esserci molti modi di rispondere a Gesù, ma per la Chiesa uno solo è accettabile. Gesù è il Figlio Unigenito del Padre, Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero. La vita cristiana è una contemplazione continua di Gesù Cristo. Nessuna saggezza umana, nessun sapere possono penetrare il mistero della rivelazione. Solo nella preghiera possiamo tendere a Cristo e cominciare a conoscerlo.
“È bello per noi stare qui”, esclama Pietro, il quale “non sapeva infatti che cosa dire, poiché erano stati presi dallo spavento”. La fede pone a tacere la paura, soprattutto la paura di aprire la nostra vita a Cristo, senza condizioni. Tale paura, che nasce spesso dall’eccessivo attaccamento ai beni temporali e dall’ambizione, può impedirci di sentire la voce di Cristo che ci è trasmessa nella Chiesa.





Omelia (don Luca Orlando Russo)


«Questi è il Figlio mio, l'amato: ascoltatelo!»

Racconta l'evangelista Marco, nel brano che precede il nostro, che Gesù cominciò a parlare apertamente delle sue sofferenze, della sua passione ai suoi discepoli per chiarire la sua vera identità: è il Messia, sì, come ha confessato Pietro per ispirazione del Padre, ma un Messia che va verso la morte, conforme all'immagine del servo sofferente.
Il discorso che Gesù, senza peli sulla lingua, aveva fatto ai discepoli a Cesarea di Filippo, senza esitare a chiamare Pietro "Satana", aveva creato una vera e propria crisi all'interno della comunità dei Dodici, critici nei confronti di Gesù.
L'episodio della trasfigurazione ha un motivo ben preciso nelle intenzioni di Dio: confermare Gesù e i discepoli che la via intrapresa è quella giusta. Non è un caso, infatti, che sul monte, dove Gesù si reca per chiedere lumi al Padre nella preghiera, fanno la loro comparsa due personaggi che hanno attraversato parimenti la loro bella crisi per rimanere fedeli alla Parola di Dio, che li aveva chiamati a fare scelte non facili, ma soprattutto incomprensibili alla logica umana.
Elia e Mosè sanno bene che la via di Dio non è quella degli uomini. Dio invita l'uomo a camminare per vie che non incontrano il favore della ragione umana, illuminata da un messaggio fuorviante, dietro il quale vi è l'opera nascosta, ma, ahimè!, spesso efficace di Satana. Pietro e i Dodici non ci hanno messo molto a lasciarsi ingannare dal nemico di Dio e degli uomini. Anche loro sono convinti che un Messia che si rispetti non può andare verso il fallimento, l'insuccesso e la morte. A Colui che è depositario dei doni di Dio, tale era il Messia, non si addice, secondo la logica degli uomini, la sconfitta. Se Dio è l'Onnipotente, Colui che annientato il potere del Faraone, re d'Egitto, il Messia, il suo braccio destro, non può essere da meno. I discepoli si aspettano una irruzione potente del Regno di Dio; e, del resto, cosa era accaduto fino ad ora?
Gesù non aveva fin'ora dimostrato, con la parola e con le opere, di essere così potente da sottomettere a sé chiunque aveva tentato di contrastarlo? Non c'era ombra di dubbio a Gerusalemme, la città di Dio, Gesù avrebbe manifestato a tutti la sua identità e, a partire da quel momento in poi, sarebbe stato un cammino in discesa. Ma sul più bello Gesù cambia, comincia a parlare solo di fallimento e di insuccesso.
Gesù sul monte è in una luce irradiante, il candore e la luce sfolgorante della sua persona rievocano le visioni del profeta Daniele, la gloria di Dio, nel mentre la voce del Padre: «Questi è il Figlio mio, l'amato: ascoltatelo!», gli conferisce autorità.
Allora, qual è il senso della trasfigurazione? Imprimere nella mente dei discepoli un'immagine di Gesù gloriosa, potente che potesse mostrare che nella povertà, nella sofferenza, nella passione Dio realizza il suo progetto di salvezza, anche se ciò appare umanamente impossibile.
Come reagiscono gli apostoli? Pietro, ancora una volta esce fuori con una risposta tanto umana: "Facciamo tre capanne e restiamo qui". Pietro cede alla tentazione di chi vorrebbe fermare la vita ai momenti, forse anche belli e straordinari, nei quali ci vengono fatte delle promesse per poi rifiutare di vivere tutto il cammino della vita umana che conduce al dono promesso.
Buona domenica e buona settimana!

domenica 26 febbraio 2012

I Domenica di Quaresima 26-02-2012

Il Vangelo di Marco comincia con una semplice affermazione: “Inizio del Vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio”.
Giovanni Battista, che aveva annunciato la sua venuta come imminente, battezzò Gesù nel Giordano e in quell’occasione lo Spirito diede testimonianza di Gesù. Marco accenna soltanto al periodo nel deserto e alla tentazione. È il preludio all’inizio del ministero pubblico di nostro Signore. Il suo primo richiamo, che ci viene ripetuto questa domenica, è: “Convertitevi e credete al vangelo”. Egli comincia proprio da quello che era stato il punto centrale dell’insegnamento di Giovanni Battista.
La Quaresima è soprattutto un periodo di riflessione sui misteri della nostra redenzione, al cui centro sono l’insegnamento e la persona di Gesù Cristo. Il Salvatore ha assunto forma umana, cioè quella che è la nostra condizione, e non è nemmeno stato risparmiato dall’esperienza della tentazione. Nella sua natura umana, Gesù ha vissuto in prima persona cosa significhi respingere Satana e porre al primo posto le cose divine. Il nostro Signore e il nostro Dio è in tutto nostra guida e modello.
Cercare di conoscere Cristo significa anche prendere coscienza di quel nostro bisogno di cambiamento di vita che chiamiamo “pentimento”. In particolare è mediante la liturgia della Chiesa che ci avviciniamo a Cristo e facciamo esperienza della sua presenza in mezzo a noi.
Nella liturgia, diventiamo “uno” con Cristo nel mistero grazie al quale egli ha riscattato il mondo.



Omelia (don Luigi Trapelli)

Il tempo della conversione

E' iniziato il tempo forte della Quaresima, tempo di mutamento e di conversione.
Il breve testo di Marco, ci presenta in maniera sobria questo tempo.
Gesù è spinto dallo Spirito nel deserto, dove rimane quaranta giorni tentato da Satana.
E' lo Spirito a mandare Gesù proprio verso il suo avversario, colui che divide, Satana.
Sembra singolare questo fatto, però se analizziamo la nostra vita, è veritiero.
Noi stiamo bene solo dopo aver superato una crisi.
Quando sperimentiamo la presenza del male in noi, sappiamo apprezzare il bene maggiore che vince il male.
Solo dopo essere stati tentati ( e lo siamo sempre!), scopriamo la bellezza dell'incontro con Gesù.
Lo Spirito ci spinge verso il deserto, ossia il luogo della solitudine, del silenzio, dell'incontro con le bestie selvatiche.
Nel deserto si è inermi, si è soli, non ci si può aggrappare a nessuno, e quindi possiamo contare solo sulle nostre forze.
E' il luogo delle scelte, dell'interiorità, ma anche il luogo nel quale le tentazioni crescono.
Si è soli con se stessi.
E così nascono le paure, le ansie.
E' in compagnia delle fiere, delle bestie selvatiche, che rappresentano non solo degli animali reali, ma anche le potenze politiche, economiche di allora.
Le bestie selvatiche rappresentano bene una tentazione subdola: quella del potere.
Suoi compagni sono gli angeli.
Gli angeli sono tutte quelle persone che ricordiamo nei momenti belli o brutti della nostra vita.
Sono le persone che vorremmo chiamare quando stiamo male, che sentiamo vicine anche se siamo distanti.
Nei momenti della prova, ci aggrappiamo a queste persone.
Famigliari, parenti, amici, consacrati, insomma persone che hanno inciso nel nostro percorso di vita.
Dopo questi quaranta giorni, Gesù comincia la sua missione.
Non possiamo solo stare nel deserto, non possiamo solo vivere nella solitudine.
Gesù va nella Galilea, quel luogo singolare, particolare, in cui convivevano culture diverse, soprattutto religioni diverse.
La Galilea è un luogo difficile, eppure Gesù parte proprio da questo luogo per annunciare a tutti il Vangelo.
E' facile annunciare il Vangelo in ambienti facili.
E' entusiasmante fare un annuncio laddove la gente pensa ad altro o vive realtà religiose particolari.
In fondo, la Galilea è proprio il complesso mondo di oggi.
Il primo annuncio del Vangelo mette al centro la conversione.
Senza conversione non possiamo fare nulla.
Una vera esperienza cristiana poggia sul cambiamento del proprio stile di vita.
Nasce da un incontro capace di scaldare il nostro cuore.
Convertirci perché la fede ci possa rendere persone diverse.
Al centro della nostra esperienza sta il Vangelo.
Ci si converte per credere al Vangelo o meglio la conversione è lo stesso mettere in atto il Vangelo.
Ritornando al Vangelo puro da attuare.
Gesù è spinto dallo Spirito nel deserto per essere tentato per quaranta giorni.
Tale periodo di prova, ma anche di cambiamento, lo spinge ad andare nel singolare luogo della Galilea per predicare un cammino di conversione.
La quaresima sia per tutti noi questo tempo.
Per maturare, per cambiare, per far silenzio, per fare scelte coraggiose, per diventare ancora di più noi stessi davanti a Dio che è in grado di scaldare i nostri cuori.

martedì 13 dicembre 2011

Santa Lucia, dal nome evocatore di luce, martirizzata probabilmente a Siracusa sotto Diocleziano (c. 304), fa parte delle sette donne menzionate nel Canone Romano. Il suo culto universalmente diffuso è già testimoniato dal sec. V. Un’antifona tratta dal racconto della sua passione la saluta come «sponsa Christi». La sua «deposizione» a Siracusa il 14 dicembre è ricordata dal martirologio geronimiano (sec. VI)


Omelia  (Monaci Benedettini Silvestrini)



n popolo umile e povero

Il servizio del Signore esige prontezza e coerenza. Nel brano evangelico ci viene presentato il caso di due figli di cui il primo aderisce subito alle richieste del padre per rinnegarle un momento dopo. L'altro invece, dopo un moto di protesta all'ordine ricevuto, esegue la volontà del padre. Alla domanda chi avesse eseguito la volontà del padre, i suoi interlocutori sono costretti dire: "L'ultimo", quello cioè che in primo momento si era rifiutato. Gesù fa subito la applicazione: "Alla voce di Giovanni voi non avete creduto, mentre i pubblicati e le prostitute hanno accolto la sua voce". Non è difficile trovarvi un'allusione ai futuri eventi della Chiesa. Il popolo ebreo rinnega Cristo al quale prestano fede i popoli pagani. Si verifica così il "guai" di Sofonìa della prima lettura, i guai contro le città ribelli. Non si tratta tanto di mura quanto di abitanti che non ascoltano la voce del Signore né accettano la correzione. Ma Dio è padrone e creatore dell'uomo. Egli sceglie chi vuole perché il suo nome sia glorificato. Volge però in modo particolare il suo sguardo al povero e all'umile che ricolmerà di ogni bene, anche in premio della sua fedeltà all'alleanza. Non sarebbe fuori posto una riflessione anche più personale. Noi, cristiani, siamo i chiamati a proclamare con la nostra fedeltà il nome del Signore. Quante volte però il nostro comportamento non s'addice alla nostra dignità di Figli di Dio. La nostra fede è frenata all'indifferenza e quindi vengono a mancare i frutti. Non sarà mai che popoli nuovi, pieni di fervore, magari dalla Cina, entrino nel regno di Dio e noi ne siamo cacciati a causa della nostra incoerenza e superficialità?

domenica 11 dicembre 2011

III DOMENICA DI AVVENTO 11-12-11

Il messaggero, annunciato nel vangelo di domenica scorsa, è descritto in modo più dettagliato dall’evangelista Giovanni. Egli ci ricorda, infatti, i dialoghi che Giovanni Battista ebbe con sacerdoti e leviti, venuti da Gerusalemme per interrogarlo. Era forse il Messia? No, rispose Giovanni Battista: “ Io sono voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, come disse il profeta Isaia ” (Gv 1,23).
Sant’Agostino commenta: “Giovanni Battista era una voce, ma in principio il Signore era il Verbo. Giovanni fu una voce per un certo tempo, ma Cristo, che in principio era il Verbo, è il Verbo per l’eternità” (Serm 293)
“ Egli - dice l’evangelista Giovanni - venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui ”. Vi sentiamo un’eco del prologo: “Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo ” (Gv 1,9).
Anche noi dobbiamo essere suoi testimoni (Gv 15,27) e ciò, prima di tutto, nella santità delle nostre vite perché “ mi ha rivestito delle vesti di salvezza, mi ha avvolto con il manto della giustizia ” (Is 61,10).
 



Omelia (don Luciano Cantini)


Testimoniare la luce

Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce 
"la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l'hanno vinta". Così il versetto precedente... se la luce splende ed è così evidente che le tenebre non l'hanno vinta, cosa significa "dare testimonianza" alla luce? La luce, come quella del sole e della luna, splende alta nel cielo e dà colore, forma e vita ad ogni cosa; questa luce però è scesa dall'alto per calarsi nella storia degli uomini. Non si è nascosta, ma si è mescolata in mezzo a tante ombre, si è insinuata nel basso della storia umana per ridare colore e vita ad ogni uomo. L'uomo è tanto abituato a vedere alta la luce che non riesce a riconoscere una luce caduta tanto in basso. Ecco dunque Giovanni come testimone della luce.

Io battezzo nell'acqua
Giovanni battezza nell'acqua del Giordano, luogo di passaggio dal deserto alla Terra promessa; il suo è un battesimo di conversione; un gesto semplice ed umile di chi sente il bisogno di lasciare nell'acqua le pesantezze della vita e delle relazioni, di chi si propone un nuovo ingresso nella Terra che Dio ha promesso iniziando una vita rinnovata.

«Tu, chi sei?» 
Il senso del gesto di Giovanni, stranamente, viene rivelato e reso evidente dalla domanda dei sacerdoti e leviti: «Tu, chi sei?».
Ogni uomo che inizia un percorso nuovo si pone la stessa domanda, ricerca se stesso e le proprie radici per ritrovare il senso profondo del proprio essere e del dipanare della vita.

«Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?» Gli uomini di potere (i Giudei, i sacerdoti, i leviti) non riescono a leggere l'altro se non negli stessi termini di potere; anche il battezzare è letto come una sorta di potere sugli altri. Non è comprensibile alcun gesto, alcuna parola alcun fatto che nasca dal basso. Anche di Gesù si meravigliano perché insegna come uno che ha autorià e si domandano da dove venisse tale autorità.

A lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo 
Giovanni, invece, si presenta come meno di un servo.
Ecco la testimonianza alla luce. La luce vera, quella che è venuta per illuminare il mondo si è nascosta nel gesto umile del servo: di chi si china ai piedi del prossimo per lavarli.
Non è una luce abbagliante che si proietta dall'altro, ma una luce tenue che entra dentro il cuore dell'uomo, lo illumina e lo orienta: "Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri" (Gv 13,14).

giovedì 8 dicembre 2011

IMMACOLATA CONCEZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA

``Abramo concepì Isacco per la fede nella promessa di Dio “e divenne padre di molti popoli” (cf. Rm 4,18-22). Ugualmente Maria concepì Gesù per mezzo della fede. La concezione verginale di Gesù fu opera dello Spirito Santo, ma per mezzo della fede di Maria. È sempre Dio che opera, ma attraverso la collaborazione dell’uomo. Credere, infatti, è rispondere con fiducia alla parola di Dio, accogliere i suoi piani come se fossero propri e sottomettersi in obbedienza alla sua volontà per collaborarvi. La fede vuole sempre: 1) la fiducia in Dio e 2) la professione di ciò che si crede, poiché “con il cuore si crede per ottenere la giustizia e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza” (Rm 10,10). Una volta riconosciuta vera la parola di Dio, Maria credette alla concezione verginale di Gesù e credette pure alla volontà di Dio di salvare gli uomini peccatori, la volle e aderì a quel piano lasciandosi coinvolgere: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto” (Lc 1,38). Dalla sua fede quindi nacque Gesù e pure la Chiesa. Perciò, insieme ad Elisabetta che esclamò: “Beata colei che ha creduto all’adempimento delle parole del Signore” (Lc 1,45), ogni generazione oggi la proclama beata (cf. Lc 1,48). La Chiesa ha il compito di continuare nel mondo la missione materna di Maria, quella di comunicare il Salvatore al mondo. Il cristiano di oggi deve fare proprio il piano di Dio “il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati” (1Tm 2,4), proclamando la propria salvezza e lasciandosi attivamente coinvolgere nel portare la salvezza al prossimo, poiché “in questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli (Gv 15,8).


OMELIA (Monastero Janua Coeli)


La sua ombra

Tota pulchra es, Maria... parole che nei secoli hanno elevato i cuori a Maria, l'unica creatura capace di estrarre dal tuo cuore l'attrazione per il candore della vita, la nostalgia dell'innocenza interiore e il desiderio di una trasparenza senza ombre.
La festa di oggi ci riconduca sui sentieri del ritorno, il ritorno al Pane autentico, il ritorno agli affetti più santi, il ritorno a se stessi, a quella parte di sé perduta nella confusione del mondo e che reclama attenzione. Un attimo di contatto con la vita divina può rendere il tuo tempo, divorato da occupazioni e preoccupazioni, "il tempo di Dio". Non rinunciare a cercare spazi di incontro con la Madre di Dio. Ti aspetta ogni giorno. Nel suo cuore immacolato tutto ritrova il suo significato perché non viene meno la sua splendida vocazione di madre e discepola di Gesù. Lei ti porta al cielo! 


MEDITAZIONE
Domande
Entrando da lei? Più vivi nella grazia, più conosci il tuo Signore, e più è probabile che "vedi" gli angeli che ti manda. Non perdere le occasioni dello Spirito nelle tue giornate. Quante volte avverti come una chiamata a qualcosa di più, e poi la lasci cadere tra le mille cose di sempre. Fermati, ascolta, raccogli ? lì c'è una parola di Dio per te.

Chiave di lettura
C'è un tempo in cui si compiono le promesse di Dio. L'attesa trova risposta. Ed è un tempo "ordinario" che si fa "straordinario" per la sovrabbondanza del mistero di grazia. Maria è a Nazaret. Vive le sue occupazioni di sempre. Come tutti, diremmo noi. Non proprio! Lei è piena di grazia, quindi ciò che per noi è intricato, difeso, inquieto, arrabbiato in lei non c'è. La sua risposta all'amore di Dio è tale che tutto il suo sentire è ordinato a lui, lei non cerca altro che Lui, in tutte le cose, sempre. Per questo è piena di grazia! Non ne ha un po' come ne abbiamo noi, a volte di più a volte di meno. Forse perché il Signore fa discriminazioni? Tutt'altro. A tutti Lui offre Se stesso, interamente. Chi lo accoglie interamente vive di Lui e tutto vede e pensa, agisce e attende per e con Lui. Chi lo accoglie in parte si ritrova a "combattere" con quelle parti di sé che non sono pacificate nell'amore: dinamiche relazionali, dipendenze affettive, superbie e invidie ricorrenti, rancori e malintesi ? Maria è tutta di Dio, perché è piccola, si sente proveniente dall'Alto. E dall'Alto giunge a lei l'angelo. Entra da lei, non trova ostacoli o porte chiuse. La parola di incontro è semplice: Rallegrati! Il Signore è con te. Ecco il motivo di ogni gioia. Quando il Signore è con te, tu non hai da temere, puoi gioire perché Lui pensa a te, tu gli appartieni. Maria si turba perché quelle parole: piena di grazia, nascondono un mistero incredibile e sono pronunciate lì, a casa sua, per lei. L'immensità di Dio è entrata in quel suo piccolo spazio. Quando tu avverti che Dio è vicino, la trepidazione interiore si fa sentire, tutto si illumina e al tempo stesso ti nasce in cuore un santo timore, la percezione reale della sua grandezza ravvicinata. Tu hai trovato grazia, concepirai, darai alla luce, chiamerai questo tuo bambino Gesù. E lui, questo tuo figlio è il figlio dell'Altissimo, il figlio di Davide: i secoli si incontrano in quel per sempre, non avrà fine ? Maria ascolta e accoglie, non dubita, non pone condizioni. Si chiede semplicemente il come avverrà. Sa che Dio non la costringerà a qualcosa che lei non vuole. E allora? Non conosco uomo. Sarà possibile generare senza il concorso sponsale? Qui la proposta si fa ardua. Si entra pienamente nel soprannaturale che non cambia il corso umano ma lo trascende. Lo Spirito Santo, l'Amore di Dio, scendendo ti coprirà con la sua ombra. Ecco il concepimento: un abbraccio amante e pieno che avvolge e penetra di vita ogni tessuto personale. L'abbraccio divino, corrisposto pienamente da Maria, genera nel grembo la persona di Gesù. E Maria non esce dalla sua piccolezza, ma diventa per lei lo spazio privilegiato dell'incontro: Ecco la serva del Signore. Sono qui, non protagonista, ma serva. A Dio la gloria!

PREGHIERA
Nella tua volontà è la mia gioia; mai dimenticherò la tua parola. Sii buono con il tuo servo e avrò vita, custodirò la tua parola. Aprimi gli occhi perché io veda
le meraviglie della tua legge (salmo 118).

CONTEMPLAZIONE

Maria, entro anch'io da te dopo che l'angelo è tornato a Dio. Mi siedo accanto a te per respirare l'infinità e la piccolezza della divina presenza nel tuo grembo. Quel silenzio carico di parola stordisce come stordisce il tuo sì. Che io impari ad ascoltare la Parola del tuo Gesù, che io impari ad ascoltare la parola della tua vita di grazia. Nulla è impossibile a Dio! Che risuoni dentro di me come eco questa voce celeste?

Il Vangelo dei piccoli
Oggi è festa grande, la festa di una mamma straordinaria, Maria, la mamma di Gesù. Straordinaria perché il suo amore per il Signore è talmente grande che non ha detto mai un no a quello che Lui voleva. Ti capita di sentire una cosa nel tuo cuore e di dover decidere in quel momento per il sì o per il no. Alle volte c'è una specie di lotta dentro, perché non sai cosa fare, ti sembrano giuste tutte e due le cose. Dopo che hai agito, ti accorgi di cosa era meglio. Ma cosa ti permette di non dire di "no" a Gesù? Quando tu vuoi bene a una persona ti accorgi di tutto quello che le fa piacere. E di conseguenza lo fai senza dubbi. Rinunci anche a quello che piace a te, pur di far piacere a lei. Questo è il sentiero dell'amore che Gesù ci ha portato. Maria, la mamma di Gesù, ha saputo sempre riconoscere cosa faceva piacere a Dio e quando ha portato Gesù in grembo e poi lo ha cresciuto non ha mai pensato di "comandare" lei su quel bambino che aveva bisogno del suo affetto, delle sue cure. Lei doveva obbedire a Lui, pur piccolo perché era Dio fatto bambino. In apparenza piccolo, ma immenso! Il segreto per vivere come lei e per dire a Dio un sì pieno di amore è il rimanere piccoli. Se tu pensi che Dio ne sa più di te, fai quello che Lui ti chiede. Quando pensi che ne sai più tu, ti inganni perché non è una cosa vera, ti illudi e poi ti inaridisci. Quando l'angelo va da Maria per dirle che sarebbe diventata la mamma di Gesù, lei non si mette a ragionare, a portare scuse e soprattutto non comincia a dire: Io sono la mamma di Dio. Poteva farlo perché era vero. Ma rimane nella sua piccolezza e dice: Eccomi, sono la serva del Signore. Di cosa ti puoi vantare, se tutto hai ricevuto da Dio? Puoi solo essere offrire ogni giorno la tua gratitudine perché Lui ti ama e ti colma di beni. Maria è Immacolata, senza macchia perché nel suo cuore c'è stato sempre e solo amore. Più ami, più le assomigli. E Gesù è contento se assomigliamo alla sua mamma: se l'è preparata da secoli: "bellissima"!

domenica 4 dicembre 2011

II DOMENICA DI AVVENTO 4-12-11



``In confronto all’introduzione discreta nel tempo dell’Avvento avvenuta domenica scorsa, l’annuncio di oggi è spettacolare: “Ecco, io mando il mio messaggero davanti a te... Voce di uno che grida nel deserto: preparate la strada del Signore, raddrizzate i suoi sentieri”.
Giovanni Battista fa il suo ingresso spettacolare nel mondo, vestito di peli di cammello. Le sue parole bruciano l’aria, le sue azioni frustano il vento. Predica “un battesimo di conversione per il perdono dei peccati” ed immerge i suoi discepoli nelle acque del Giordano. Il suo messaggio, pur legato a un momento della storia, è eterno. Si rivolge anche a noi. Anche noi dobbiamo preparare la strada del Signore, poiché un sentiero si spinge fino ai nostri cuori. Sfortunatamente, troppo spesso, durante l’Avvento, molte distrazioni ci ostacolano nell’accogliere, spiritualmente, il messaggio del Vangelo. Non dovremmo, invece, cercare di dedicare un po’ di tempo alla meditazione di quanto dice san Pietro: “Noi aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali avrà stabile dimora la giustizia” (2Pt 3,13)?
 

Omelia (don Luciano Cantini)

Nel deserto

Voce di uno che grida nel deserto 

Marco inizia il suo vangelo presentando Giovanni il Battista come una voce che grida nel deserto. Con queste tre parole indica tutta la forza e la debolezza di Giovanni, ma di tutto il vangelo che con queste parole sta iniziando. Una voce è soltanto un suono, una vibrazione dell'aria, molto meno di una "parola" che nella bibbia indica qualcosa di concreto. Ma questa voce sta gridando, esce con forza, vuole farsi ascoltare. Si grida per rabbia o per disperazione, forse la voce del Battista è la risposta gridata ad un grido di disperazione che sale dall'umanità, un grido che non sembra avere interlocutori: è il deserto la terra vuota di nessuno.

Il vangelo inizia raccontando una storia che intreccia accoglienza e rifiuto, ascolto e sordità per giungere al culmine del mistero dell'accoglienza e del rifiuto nella Croce di Cristo: al rifiuto dell'umanità non si contrappone, ma alcontrario si coinvolge l'amore infinito del Dio Uomo.

Come sta scritto nel profeta Isaìa 

Isaia, però, dice qualcosa di diverso... il deserto, non è il luogo dell'abbandono, ma il luogo di Dio.

Geograficamente il deserto separa Babilonia dalla Palestina come il deserto separava l'Egitto dalla Terra Promessa. Attraversare il deserto per il popolo d'Israele è stato soprattutto realizzare il grande incontro con Dio. Le difficoltà che il popolo ha dovuto affrontare, i lunghi quarant'anni, hanno messo a nudo le debolezze e le false fiducie dell'uomo e rafforzato il rapporto con il Creatore. L'Esodo più che una esperienza storica è stata una grande esperienza di fede che ha coinvolto più generazioni, perché si affinasse e diventasse una realtà concreta.

Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo 

Non è una semplice immersione nell'acqua, ma l'immersione in un fuoco che divora, sconvolge, prova e vitalizza... mette in ebollizione la vita.

A volte sembra che l'umanità arranchi senza una prospettiva, si acquieti nel 'déjà vu', non sia capace di vedere come la sua vita sia appesantita ed incrostata di privilegi acquisiti da un benessere conquistato senza ulteriore speranza.

Ma nella nostra storia presente il Signore ci ha mandato chi l'esodo l'ha vissuto concretamente attraversando il mare e lasciando in esso giovani generazioni. Non possiamo e non dobbiamo leggere il fenomeno delle migrazioni come semplice fatto di necesità, un evento ineludibile della storia (da accogliere o rifiutare in base a ideologie e pregiudizi). Forse è una nuova "voce che grida" che ci chiede di ripensare alle nostre certezze, ai tanti colli da spianare e valli da colmare.